Benvenuto sul sito della Compagnia della Stampa
Chiama ora +39 030 7090600
Carla Boroni

I mestieri delle Fiabe

Arti e mestieri nelle storie del territorio bresciano

15.00

Categoria:
Introduzione: Lucio Facchinetti
Formato: 167x240x12 mm - pp. 160 - illustrato - copertina semirigida con alette lunghe plastificazione opaca
Edizione: 2010
ISBN: 978-88-8486-435-2
Product ID: 2607

Descrizione

Questo è il quarto libro di Carla Boroni sull’argomento “favola e territorio”, dopo “Favoleggiando”, “Cento bòte prese e date”, “Fiabe & Favole golose”.
Come nei libri precedenti, anche in questo caso si tratta di favole e racconti, ma questa volta di racconti che parlano di lavori e di mestieri del passato.
Ma perché proporre oggi storie che narrano di mestieri, molti dei quali già scomparsi, che sono stati, tra l’altro, così duri e faticosi? Una risposta potrebbe essere: perché stupisce vederli riemergere ancora nella memoria così lievi e colmi di poesia.
Nei racconti popolari e nelle fiabe è abbastanza facile trovare, come tema principale o a far da sfondo alla narrazione, la rappresentazione di un lavoro, di un’arte, di un mestiere. In fondo le fiabe hanno sempre parlato di lavoro, soprattutto di mestieri antichi, oggi desueti, ma ancora praticati diffusamente solo qualche tempo fa. Con nostalgia l’autrice rievoca un passato prossimo dove i mestieri erano ben definiti ed affascinanti, ma spesso faticosi e di poco guadagno, senz’altro più poetici nel ricordo che nella realtà.
Leggendo o sentendo raccontare del carbonaio, dello spazzacamino, dell’arrotino, del maniscalco o dello stagnaio abbiamo come la sensazione di aver subito una perdita che riguarda non solo ciò che siamo stati, ma anche ciò che siamo oggi, ciò che siamo diventati. Le fiabe, da questo punto di vista, possono ancora darci una mano perché sono la nostra memoria, la nostra tradizione, la nostra storia trasfigurate e condensate nella fantasia di un racconto. Sono un qualcosa che ci appartiene profondamente, una riserva di saggezza dove possiamo continuare ad attingere, come ad una fonte inesauribile.
Il contadino, l’artigiano, il minatore, l’allevatore e mandriano sono stati nel passato i protagonisti di una cultura completa e articolata sotto ogni punto di vista: hanno realizzato fatti economici, sociali, architettonici, pittorici, poetici, musicali e teatrali. Il lavoro umano è ben evidenziato nel nostro territorio, dove sono visibili ancora antiche sedi lavorative non proprio trasformate dal progresso umano. In tanti borghi delle nostre valli si possono vedere all’opera le macine del mulino, ancora funzionanti, o i magli delle fucine, precursori dello sfruttamento della forza dell’acqua, che debitamente incanalata costituisce anche oggi una grande risorsa energetica. L’archeologia industriale è legata alla storia dei minerali e dei metalli, così come le fiabe hanno in comune personaggi del lavoro, narrano fatti simili, hanno riferimenti ad abitudini e credenze uguali. Attraverso le fiabe si possono ricavare moltissime informazioni utili per conoscere la vita dei popoli del passato e di conseguenza anche del presente.
Anche queste storie sul lavoro, presentate dopo un’ampia propedeutica teorica e morfologica della fiaba, hanno forme originarie tramandate di generazione in generazione, hanno subito innumerevoli varianti e forse in questo sta il segreto della loro longevità. Tramandate per secoli, attraverso continui mutamenti, sono sopravvissute fino ai giorni nostri facendo in modo che il vecchio si riplasmasse continuamente con il nuovo. Così la cultura popolare si è continuamente rigenerata, e come le usanze di vita, il lavoro, il sapere, si è perpetuata nel tempo.