Benvenuto sul sito della Compagnia della Stampa
Free Call +39 030 7090600
Gian Mario Andrico

La Maliconcia (Storie della Bassa bresciana)

10.00

Categorie: , ,
Collana: Territori Bresciani storia economia cultura
Presentazione: Giorgio Sbaraini
Fotografie: Lorenzo Conti
Formato: 207x257x10 mm - pp. 120 - illustrato b/n - copertina in cartoncino + sovracoperta plastificazione lucida
Edizione: 1997
ISBN: 88-8486-118-7
Product ID: 1748

Descrizione

Titolo misterioso e intrigante: “Maliconcia”, termine di fantasia per indicare – parole dell’autore – “quella strana cosa che trasforma la sofferenza in materia creativa, che riesce a farti credere nell’improbabile, persino ce la fai a sperare nel pensato impossibile”.
Nel libro c’è la Bassa, con la geografia minuta dei suoi – e nostri – paesi, nei personaggi tragici e picareschi, nelle atmosfere fiabesche e subito appresso dolenti, oppure ruvidamente realiste: ma c’è anche altro nelle linde pagine che compongono questo che a me pare un originale diario intimo e allo stesso tempo pubblico, in cui sono annotati fatti, sentimenti, un volitare di sogni e un lievitare di ricordi, e infinite sensazioni, e aliti di magie e di superstizioni così antiche da avere radici post-pagane…
“La Maliconcia” diventa un significativo tassello di mosaico, lirica in prosa, storia di personaggi, raccolta di favole, scandire dei mesi del lunario, frammenti del passato, piccoli flash, cronache minute, considerazioni, provocazioni garbate, sogni, metafore, rimpianti, odori e sapori del passato, del vissuto e dell’immaginato, racconto dell’iniziazione a una scoperta e a una salvaguardia ambientalista che non accetta comunque incasellamenti partitici o movimentisti, ma è consapevolezza che gli oltraggi alla natura li pagheremo a caro prezzo, e i nostri figli ancora di più, e che ogni scempio segnerà il futuro e lo impoverirà.
Quando Andrico parla del mondo contadino che non c’è più, se non nel ricordo dei vecchi (quorum ego), afferma di aver fatto appena in tempo a respirarlo: “ecco perché – conclude – riesco a trasfigurarlo”.