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A cura di: Roberto Chiarini e Marco Cuzzi

Vivere al tempo della Repubblica Sociale Italiana di Salò

25.00

Categoria:
Prefazione: Gli Autori
Formato: 220x220x13 mm - pp. 144 - illustrato colori - copertina con alette lunghe plastificazione lucida
Edizione: 2007
ISBN: 978-88-8486-257-0
Product ID: 2220

Descrizione

Cosa realmente sappiamo della vita quotidiana durante la Repubblica Sociale Italiana, di quella metà di italiani che dopo l’8 settembre 1943 si sono ritrovati dalla parte dei “cattivi” (da Roma alle Alpi)? Perché non si può solo parlare di quel gerarca o di quell’azione militare. Non ci si può accapigliare solo sugli ultimi cinque minuti di Mussolini o sulle Ardeatine. La storia è fatta anche e soprattutto da un pulviscolo di esistenze separate che si incontrano e si intrecciano seguendo un moto perpetuo.
Bisogna quindi parlare dei milioni persone che quotidianamente si sono trovate, tra il ’43 e il ’45, a tentare di “metter assieme il pranzo con la cena” e a far fronte alle difficoltà di una guerra che invece di concludersi, come tanti speravano dopo l’armistizio, si incrudelisce sfociando in una lacerante guerra civile, e che per molti si concluderà ben oltre il 25 aprile. Ci viene in aiuto il documentato volume curato dagli storici Roberto Chiarini e Marco Cuzzi, entrambi dell’Università Statale di Milano. Il volume “Vivere al tempo della Repubblica sociale italiana” cerca proprio di farci dare una sbirciatina dietro al sipario del palcoscenico sul quale va in scena la “grande storia”, e di farci intravedere un frammento di un’Italia che si dibatte e che zizzaga tra le insidie di una tragica pagina di storia patria. Com’era la vita di tutti i giorni degli italiani? La guerra mette lo stop alle già misere “comodità” dell’Italia d’anteguerra. Non bastava già l’afflizione del razionamento dei generi alimentari (e che razioni!). La vita si fa ancora più dura e anche le minimalia vengono meno: via la schiuma da barba, introvabile, la Ducati ci mette una pezza col rasoio elettrico, dotazione per pochi. Via le tomaie delle scarpe, si usa dello spago intrecciato; via pure le suole vibram, al loro posto si usano i copertoni. Per proteggersi dal freddo vanno benissimo stracci o pelli di coniglio (magari il coniglio dei tetti, come veniva chiamato una specie stranamente diffusa in quegli anni). L’abito di sartoria è roba per ricchi (se ancora ce n’erano): per averne uno bisogna sborsare il doppio di uno stipendio da impiegato.
I piccoli vizi, poi, sono i primi a sparire: il tabacco è introvabile – “colpa dei partigiani” dicono i fascisti – e le sigarette “Macedonia” sono un lontano miraggio. I generi alimentari, già scarsi, si rarefanno ancor più, almeno sul mercato ufficiale. Vengono distribuiti dei ricettari per tempi di guerra: la massaia è mobilitata per combattere la sua piccola guerra contro la fame. Le tessere annonarie non bastano mai e si fa largo l’odiosa figura del borsaro nero. Per ottenere i beni di prima necessità si dilapidano fortune. La moneta è carta straccia e si ritorna al baratto: zucchero contro mobili; carne contro vettovaglie; sale contro biciclette, e via così. Prima o poi i beni materiali finiscono e chi può si vende la casa pur di mangiare. La guerra è ovunque: prestigiosi ristoranti milanesi, come il Biffi o il Commercio, vengono trasformati in mense collettive. Ogni aiuola è buona per far crescere qualcosa di commestibile ed esplicita è la fotografia di copertina del volume: in piazza del Duomo a Milano si coltiva il grano. Anche la Presidenza del Consiglio, ubicata in una splendida villa sul lago di Garda, mette a coltura i suoi prestigiosi giardini.
Non tutto però è disperazione: c’è un’Italia che canta – come recita un paragrafo del volume – e che si fa sentire alla radio. Finite le trasmissioni ufficiali dell’Eiar, si ascolta di nascosto “il ritmo allegro” di Rabagliati, “L’amore no” del grande D’Anzi, “Tornerai” del Trio Lescano, trasmessi da Radio Tevere. Oppure, con buona pace della censura, in alcune case del nord, a basso volume, si odono note d’oltre oceano: Stardust e il Saint Louis Blues, che fanno sognare un mondo lontano, ma non troppo.
Sui monti invece i partigiani intonano “Bandiera Rossa” e “Fischia il vento”, mentre a valle, gli fanno eco i fascisti con “Le donne non ci vogliono più bene” o ben più funeree canzoni. Ma come se la passavano quei ragazzi che da una parte e dall’altra si trattavano a mitragliate? Nel volume viene ricostruita una tipica giornata di un milite, di un partigiano e di un’ausiliaria del Saf, il corpo delle giovani volontarie della Repubblica.
E poi c’è un’Italia che pur sempre va a scuola: elementari, medie, università, come funzionano? C’è un’Italia che tenta suo malgrado di muoversi lungo strade arate dai bombardamenti e rifinite dai mitragliamenti di “Pippo”, un caccia inglese che semina a casaccio il panico in tutto il Nord.
E c’è un’Italia che legge: la stampa clandestina, la propaganda di regime, le polemiche intestine alle anime del fascismo repubblicano. Ma c’è spazio anche per i fumetti. Mica roba americana: Mickey Mouse diventa il Balillino, buono, coraggioso e sull’attenti. I vari Tim e Tom, Phanton, Flash Gordon sono trasformati in Dino e Sandro, Il Conte Misterioso e Romano il legionario. Sul “Corriere dei piccoli” spopolano le avventure dello studente “Franco Lelli”, un ragazzo come tanti, un anti-eroe che non combatte in prima linea ma esprime il suo coraggio e sacrificio nel quotidiano della vita civile, nel cosiddetto fronte interno.
Nel complesso emerge un’Italia inaspettata e curiosa, che langue e che soffre ma che cerca di sopravvivere al calvario del vivere quotidiano e allo stillicidio di bombe lasciate cadere a migliaia dai “liberatori” anglo-americani – così definiti dai fascisti.
La propaganda ha di che sbizzarrirsi: come viene rappresentato il nemico? Cosa accadrà agli italiani se i bolscevichi invaderanno la penisola? Gli americani e gli inglesi, vengono dipinti come mostri assetati di sangue, bramosi solo di denaro.
E in mezzo alla bufera si dimenano i lavoratori, contadini per lo più, al centro delle attenzioni retoriche del fascismo: il moschetto rimane, ma il libro viene sostituito dalla vanga. La guerra la si vince col badile e col fucile. Oppure con un bel viaggio in Germania, ad aiutare il fedele alleato tedesco. L’affresco tratteggiato dal volume di Chiarini e di Cuzzi è di grande effetto. In loro aiuto, se ve ne fosse bisogno, accorrono anche le numerose fotografie, stampe e volantini del tempo: immagini inedite, scovate in archivi pubblici e privati. Insomma, un’Italia che malgrado tutto abbassa la testa e tira a campare.