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O Italiani, io vi esorto alle storie… I Clarensi e il risorgimento: testimonianze inedite

I Clarensi e il risorgimento: testimonianze inedite

16.00

Categoria:
Collana: Quaderni della Fondazione Biblioteca Morcelli-Pinacoteca Repossi nr. 5
Introduzione: Ione Belotti
Contributi: Fausto Formenti
Formato: 160x240x16 mm - pp.240 - illustrato - copertina su cartoncino semirigido
Edizione: 2011
ISBN: 978-88-8486-496-3
Product ID: 2684

Descrizione

Quest’anno, a 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, il Quaderno non poteva non essere dedicato al Risorgimento e alla partecipazione dei Clarensi ai grandi eventi che hanno portato all’Unità nazionale.
I “tesori” documentari che la Morcelliana e la pinacoteca Repossi conservano sono ricchi di storia, di memoria, di “vita”: carteggi, odi, proclami, diari, medaglie, monete e decorazioni, incisioni e dipinti (tra cui i ritratti di A. Antonio Rota e dei due patrioti Maffoni e Bigoni), armi bianche e da fuoco. I documenti, scritti e figurati, ci guidano a conoscere, dai primi cospiratori ai volontari dei moti e delle guerre d’Indipendenza, la partecipazione dei Bresciani, in particolare dei Clarensi, alla storia del Risorgimento. Da Bigoni e Maffoni, imprigionati dall’Austria a Lubiana (1823-1824), a chi ha partecipato al ’48 in Lombardia; dalle eroiche insurrezioni di Milano, di Venezia e di Brescia alla spedizione dei Mille, è tutto un accorrere, un fermento, una speranza, spesso una delusione. C’è chi osserva, annota, spera, depreca: ecco Paolo Bigoni che scrive alla moglie dalle “bolge infernali” di un carcere austroungarico; ecco Alessio A. Rota che descrive, con analisi puntuale, il ’48, e suo figlio G. Battista che, nelle Memorie, paventa il Socialismo e la caduta di Pio IX, Papa-re; ecco Sommi Picenardi che raccoglie le memorie di chi ha creduto e “voluto” un’Italia unita.

***

La “cultura” (dal latino colĕre: coltivare) della memoria ci porta ad abitare tempi e luoghi che, benché scomparsi, sono ancora i luoghi del nostro esserci, del nostro sentirci a casa. Libri, carte, documenti, da supporto muto che trasmettono un testo, possono divenire luoghi carichi di intimità e prossimità: “spazio vissuto” e “tempo vissuto”. Ciò che attrae nella conservazione e nell’esame delle “carte” non è pertanto un operare da antiquario, per cui si avrebbero occhi solo per le cose vecchie, ma è il ritrovare l’uomo. Far “parlare” le carte, leggere memorie e narrazioni individuali è re-incontrare il nostro passato; è ricucire lo “scollamento” attuale tra la tradizione e la propria esistenza.