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Agostino Gallo

Le Venti Giornate dell’Agricoltura e de’ Piaceri della Villa

Ristampa anastatica dell’edizione del 1775

25.00

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Prefazione: Eugenio Massetti
Contributi: Speciale ristampa per l'evento dell'EXPO 2015 di Milano con tematiche che A. Gallo avrebbe condiviso
Formato: 173x240x38 mm - pp. 614 - ill. - copertina su cartoncino Modigliani con alette lunghe
Edizione: 2015
ISBN: 978-88-8486-290-7
Product ID: 2306

Descrizione

Nel corso del ’500 vengono gettate le basi teoriche per una nuova agricoltura, una rivoluzione o meglio un rinascimento, che sconvolgerà successivamente i sistemi agricoli e porterà ad un netto miglioramento delle tecniche agronomiche. Uno tra i principali esponenti di questa nuova linea di pensiero è Agostino Gallo. Bresciano, studioso di problemi agrari e scrittore di agronomia Gallo pubblica nel 1564 il trattato “Le dieci giornate della vera agricoltura”. Giornate che più tardi diventeranno prima “Tredici”, e con una terza ristampa infine “Venti”. Un’opera capitale a livello europeo, che conoscerà 27 edizioni nell’arco di due secoli, sino alla metà del ’700. Il Gallo dedica ampio spazio nei propri libri alla coltivazione della vite e alla produzione del vino. Un elemento che denota l’importanza della bevanda nella cultura italiana del rinascimento. Il vino dei nobili è una realtà che affonda le proprie radici nella storia stessa della viticoltura. Sin dal periodo greco-romano i patrizi e la plebe bevono vini completamente diversi. Quello della nobiltà è un vino pregiato, di lusso, che nulla ha a che fare con la “bevanda”, così spesso viene definita, destinata al popolo. Da sempre, infatti, la nobiltà ha a disposizione vino di lusso, che proviene da territori anche molto lontani. Fino al ’400, il vino alla “moda” o meglio di prestigio è quello greco e grecizzante – bianco, dolce, moscato, liquoroso e molto alcolico. Con il collasso dell’impero bizantino a metà del ’400, del tutto scomparso il commercio genovese nel Levante e di molto ridotto quello veneziano, questo tipo di vino inizia a scarseggiare sulle tavole. In questo periodo s’impose pian piano un nuovo tipo di vino di lusso destinato alla nobiltà; rosso, limpido e chiaro, delicato e non dolce ma gradevolmente profumato, più vicino alla moda francese. Perdono di importanza e attrattiva i vini lavorati con miele, zucchero o spezie ed essenze profumate, ma rimane sempre vivo, pur se di molto ridimensionato, un certo gusto per i vini dolci e liquorosi, soprattutto in occasione di banchetti e cerimonie. La preferenza generale è per i vini d’annata, com’era stato per tutta l’età medievale e non da invecchiamento. Il Gallo ha ben presente questa situazione tanto da porre subito chiare differenze tra il vino del ricco e quello destinato al popolo. …