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A cura di: Giovanni Quaresmini

Il Drappo

10.00

Categorie: ,
Testi: Gianluigi Valotti
Fotografie: Luigi Casermieri, Fiorenzo Delbono, Oscar Di Prata, Mario Emilio Ferrari
Formato: 150x210x4 mm - pp.40-illustrato colori - copertina con alette lunghe plastificazione opaca
Edizione: 2017
ISBN: 978-88-8486-724-7
Product ID: 3175

Descrizione

Nei giorni dell’Unità d’Italia un ragazzo di Paderno assiste i feriti di Solferino e S. Martino ricoverati all’ospedale di Travagliato

Il racconto narrato nelle pagine seguenti non nasce dalla fantasia, ma è stato conservato e tramandato, di generazione in generazione, dalla famiglia del protagonista.
Lo ha scoperto Gianluigi Valotti che, da anni, ricerca e indaga tra le carte d’archivio e i ricordi delle persone del suo paese per far emergere la memoria palpitante del passato; la sua passione lo ha portato ad incontrare vicende che soltanto una percezione d’animo sensibile può riuscire a cogliere e consentirne l’esplorazione e la valorizzazione.
Si tratta di una testimonianza orale, di un minuscolo frammento, apparentemente insignificante, ma che si inscrive come una goccia nell’oceano degli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia.
Il piccolo protagonista ha vissuto nell’ospedale di Travagliato, dove furono ricoverati diversi feriti della battaglia di San Martino e Solferino, un accadimento che lo segnerà profondamente e che costituirà una sorta di riscatto sociale per la sua situazione di “negletto”. La ricostruzione dell’episodio non può essere rigorosa, ma la vicenda nei suoi aspetti fondamentali corrisponde all’esplicarsi dell’avvenimento, lasciato in eredità come un piccolo tesoro, nei ricordi di famiglia da padre in figlio. La vicenda è subito raccontata: un ragazzo di Paderno, mentre si trovava nell’ospedale di Travagliato per prestare la propria opera di soccorso, assiste al decesso di un soldato francese che, poco prima di spirare, gli consegna in dono la bandiera che ha difeso con onore sul campo di battaglia di Solferino. Quel ragazzo rimarrà profondamente colpito da quel gesto, destinato a rivestirsi di significati ancor più profondi nella soggettività del protagonista che si trovava nella precaria situazione di orfano.
In quel periodo non esistevano sale cinematografiche, né si possedevano televisioni o radio e la lettura dei giornali era riservata ai pochi che sapevano leggere. Quindi, il vissuto, e a maggior ragione in questo caso l’intensa esperienza diretta, diventava ancor più significativa non avendo avuto la precedente mediazione d’informazione di altri mezzi di comunicazione che potessero aver trasmesso circostanze simili.