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Franco Robecchi

Brescia per sport

L’universo sportivo bresciano fra le due guerre

30.00

Categoria:
Prefazione: Alessandro Sala
Introduzione: Franco Robecchi
Formato: 205x260x16 mm - pp. 224 - illustrato b/n - copertina con alette lunghe su Modigliani
Edizione: 2009
ISBN: 978-88-8486-357-7
Product ID: 2430

Descrizione

Rientra nei luoghi comuni dell’antifascismo associare, in un’equivalenza negativa, lo sport al virilismo littorio, il virilismo al militarismo autoritario e quest’ultimo alla dittatura. Lo sport sarebbe stato, quindi, l’emblema di una visione del vivere e del convivere nutrita da un oppio ideologico, capace di ammassare gli Italiani in uno zoo, nel quale i riflessi condizionati dei muscoli sportivi assimilano l’automatismo del passo dell’oca in una colossale marcia su Roma, in un inquadramento delle marionette nel lugubre lager degli automi decerebrati.
La realtà è diversa. La componente virilista e militarista dello sport ha un’origine plurimillenaria e appartiene, in buona parte, ad un’inevitabile filosofia di quella dimensione del comportamento e non è certo una peculiarità del fascismo. L’atleta e il guerriero sono stati la stessa persona a partire dall’antica Grecia, che riproduceva civiltà ancora più antiche. Lo sport è una lotta, dell’individuo e del gruppo contro gli altri e contro i limiti della natura umana. È frutto dell’orgoglio che non si rassegna alla subalternità umana, è la sfida ad una natura violenta che gode di una vittoria assicurata, ma che può essere scalfita nella sua onnipotenza. È l’affermazione effimera di un irriducibile anelito alla libertà dalla miseria del vivere e dallo strapotere della morte. Lo sport è un duello con la vita e con la morte, come narrano secolari vicende del passato e come confermano ancora molti sport dell’oggi, dalla Formula Uno alla boxe, dall’alpinismo al motociclismo, e voglio includervi persino il doping, esasperazione dell’uomo che non si rassegna.
Lo sport, sia pure in forma attenuata e sublimata resta una battaglia, che, pure nella correttezza del rispetto delle regole, non lascia spazio a generosità, regali o cedimenti. Ancora, come ai tempi di Mussolini e di Eucle, anche nello sport del “politicamente corretto”, l’importante è “Vincere”.