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Maria Filippini

Vésse e Giödésse (Vizi e Virtù) • Filastrocche bresciane

Venti filastrocche bresciane

13.00

Categorie: ,
Collana: Nel cassetto della memoria nr. 6
Presentazione: L'Autrice
Prefazione: Maria Teresa Scalvini
Introduzione: Pietro Arrigoni
Premessa: L'Autrice
Illustrazioni: Marianna Lazzari
Formato: 145x210x12 mm - pp. 176 - illustrato b/n - copertina con alette su Modigliani
Edizione: 2007
ISBN: 978-88-8486-255-6
Product ID: 2298

Descrizione

La favola, divertente ed educativa, è un genere letterario che piace a grandi e piccini; i primi riassaporano l’infanzia e i secondi introiettano i primi semi dell’etica e vanno lette o raccontate dagli uni agli altri.
Esopo, Fedro, La Fontaine e Trilussa scrissero favole antiche, moderne ed eterne; le mie, più semplicemente, sono favole di oggi, dove gli animali si comportano come gli uomini della società tecnologica e del benessere.
Il soggetto di ogni favola è tratto da un vecchio proverbio contadino per saggiarne l’attualità e si scopre, così, che alcuni cattivi comportamenti, stigmatizzati nel passato, hanno assunto una valenza positiva nella società contemporanea, trasformandosi da vizi in pseudo-valori, falsi miti, ideali nevrotici e alienanti, se non addirittura in feticci. Ho preso in considerazione proverbi riguardanti l’avarizia, l’ambizione, la litigiosità, l’adulazione, l’esteriorità… Quest’ultima, per esempio, era considerata ingannevole dalla civiltà contadina e i vecchi proverbi ci mettono in guardia da essa.
“Del’òm se vèt èl capèl, ma mia ’l servèl”
“Caàl bèl èl tira mia ’l biròcc”.
Oggi l’esteriorità è un passe-partout che apre le porte del successo, della ricchezza e del potere e ad essa si sacrificano tempo, fatica e denaro sottraendoli alla cura dell’interiorità.
Un aspetto gradevole, una disinvolta parlantina e una buona dose di faccia tosta danno accesso alla televisione e, una volta diventati famosi, si può fare di tutto senza nessuna specifica preparazione: ballare, cantare suonare, recitare, pubblicare libri, girare film e… sedere in Parlamento!
La leva leggera, ma profonda della favola potrebbe smuovere alcune discutibili certezze del nostro vivere.
(L’Autrice)

***

Che cosa può meglio descrivere un popolo, una società, una civiltà dei suoi riti e tradizioni come le filastrocche, soprattutto se queste permangono quasi inalterate nonostante il passare del tempo, delle mode, delle abitudini di vita? E per questo il libro “Vésse e Giodésse” scritto da Maria Filippini, col fascino che ha ogni opera di argomento legato al passato, offre al lettore innumerevoli motivi di interesse.
L’origine della fiaba o filastrocca, fortemente radicate nella nostra terra, viene descritta in modo puntale e preciso e si evidenzia nella sua bellezza.
La poetessa utilizza i metodi tradizionali di narrazione con personaggi resi universalmente validi nel tempo e nello spazio (perché sono animali) e attualizza i temi citando episodi della nostra contemporaneità (avvocati, concorsi canori, internet…) creando con le sue parole un legame indissolubile fra passato, presente e futuro.
L’arte della parola è una attività vitale al servizio della comunità, garantisce la coesione del gruppo sociale e la magnifica. Per questo la cultura bresciana ha affidato questo sapere ai maestri della parola scritta e lo ha divulgato attraverso lo strumento della tradizione orale degli attori–viaggiatori, musicisti, cantastorie, imbonitori di piazza, venditori di piatti.
Mi piace pensare alle filastrocche e fiabe scritte da Maria Filippini, come un importante raccolta per viaggiatori del passato e del presente o etnologi i quali dedicano molto spazio alla parola: una sorta di bagaglio, che contiene la descrizione delle abitudini, le condizioni, le funzioni e le relazioni di società, che saranno un prezioso vademecum per le future generazioni.
Le filastrocche, attraverso la parola dialettale, trovano una forza che vi prende e alla quale voi partecipate. Partecipare alle parole, significa partecipare al gioco delle forze vitali che è l’espressione del mondo, un istante furtivo, nell’avvicinamento di un ritmo… di qui le filastrocche riconciliano il reale e il surreale: per la meditazione e la riflessione.
La parola impegna sensibilità e irrazionalità.
“L’esploratrice della parola” Maria Filippini mantiene viva e trasmette (anche aggiornandola ad oggi) una tradizione con la padronanza linguistica del dialetto, l’abilità musicale di trovare un ritmo nelle rime e la cura nel dipingere luoghi e situazioni permeati da un’accattivante ironia.
La raccolta “Vésse e Giodésse” traccia una partitura musicale, combina armonicamente questi elementi in modo tale che il significato ritmato dei suoi messaggi possa restituire alla comunità un ordine e un’armonia.
(Pietro Arrigoni)