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A cura di: Marcello Riccioni

Notturni dannunziani – Vittoriale

Percorsi segreti al Vittoriale degli Italiani

25.00

Categoria:
Collana: Notturni dannunziani - 1
Presentazione: Riccardo Minini
Prefazione: Massimo Calderara - Ferdinando Magnino
Introduzione: Marcello Riccioni
Premessa: Rita Sara Flora
Formato: 230x260x11 mm - pp. 120 - illustrato colori - copertina semirigida con alette lunghe plastificazione opaca
Edizione: 2007
ISBN: 978-88-8486-263-1
Product ID: 2228

Descrizione

La manifestazione “Notturni Dannunziani” è un’iniziativa che fa rivivere il Vittoriale in tutte le sue potenzialità, sottolineandone la poeticità e la magia.
Il Vittoriale degli Italiani è senz’altro uno dei luoghi più suggestivi del territorio bresciano, e probabilmente dell’intera Italia settentrionale. È abitazione ed è sacrario, è parco ed è museo, è biblioteca ed è teatro; e in definitiva, forse, non è nessuna di queste cose. In effetti risulta davvero difficile definire una volta per sempre questo affascinante complesso, perché ogni tentativo di classificazione si scontra con una poliedricità che lascia letteralmente stupefatti ad ogni singola visita: da una parte troviamo la passione per gli umili pezzi lignei del Quattrocento, dall’altra il mito dei marmi “non finiti” di Michelangelo; in una sala ci imbattiamo nel ricordo della classicità, in un’altra in un elogio quanto mai prepotente e vigoroso della modernità più estrema e rumorosa; ancora, da un lato riscopriamo un rapporto armonico e quasi simbiotico con la natura, dall’altro scorgiamo evidenti i segni del perpetuo sforzo che coinvolge l’uomo – da tempo immemore – nel tentativo di dominarla e plasmarla secondo il proprio volere.
Ancora una volta il Vate d’Annunzio è fonte feconda d’ispirazione per un evento artistico che si snoda nei luoghi più suggestivi del Vittoriale. La realizzazione notturna delle performances caricano le stesse di quell’alone di magia che al Poeta è sempre stato congeniale.
La presenza di artisti di chiara fama e l’ambientazione negli spazi più intimi della Cittadella, trasformata da residenza privata a teatro del “mondo”, evocano lo spirito che ancora aleggia sulle pendici della rinomata collina gardonese.
La strada intrapresa da questa iniziativa è alquanto proficua: in qualche modo è giunto il momento di affidare agli artisti l’onore e l’onere di commentare in modo creativo ed esteticamente appagante lo spirito più profondo di questo stranissimo ricettacolo di elementi ed atmosfere. Per trasmettere al grande pubblico questa realtà così particolare la strada dei linguaggi “multimediali” – ovvero di quelle forme d’arte capaci di agire su più canali comunicativi – è tra le migliori possibili.
Lo stesso D’Annunzio lo apprezzerebbe: da ammiratore del Simbolismo francese, delle “Voyelles” di Rimbaud e dell’”Albatros” di Baudelaire, non poteva che amare quella dimensione “sinestetica” con la quale i cosiddetti maudits cercavano di allargare il campo delle sensazioni, estendendole magmaticamente a tutti e cinque i sensi; e del resto leggendo il “Piacere”, il “Fuoco” o il “Notturno”, o magari i magnifici versi della “Pioggia nel pineto” o degli altri brani dell’“Alcyone”, la predilezione dannunziana per questi giochi sensoriali non può sfuggire. Ma soprattutto non ce ne può sfuggire l’indiscutibile modernità, che in qualche modo sembra non solo legittimare ma persino richiedere un intervento d’artista come quello che in questa occasione si intende proporre.