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Franco Robecchi

Ingegneri a Brescia

Storia di specialisti del fare e del loro Ordine professionale

60.00

Categoria:
Introduzione: Marco Belardi
Formato: 250x340x26 mm - pp.240 - illustr.col - copertina rigida cartonata + sovracoperta con alette plastific opaca
Edizione: 2011
ISBN: 978-88-8486-497-0
Product ID: 2712

Descrizione

Gli ingegneri, e soprattutto gli ingegneri bresciani, hanno sempre amato assumere un basso profilo pubblico, per mentalità e per carattere. Hanno sempre preferito lavorare in modo sobrio e solido, mirando all’efficienza, coltivando il nobile valore della responsabilità, applicando il proprio impegno allo spirito di servizio e affidando il proprio linguaggio e la propria immagine solo alle opere prodotte. Se questa delineazione della personalità si attaglia a tutta la categoria, ancora più che la schiera dei progettisti di opere edilizie e architettoniche, che di qualche evidenza possono maggiormente fruire, essa denota la grande comunità degli ingegneri industriali, nel senso ampio del termine, che hanno fornito, e forniscono, le gambe al cammino bresciano delle fabbriche, dell’informatica, delle telecomunicazioni, dell’artigianato di nicchia e di successo, delle infrastrutture d’avanguardia e della qualità medica.
L’austera intelligenza, l’amore per il proprio operare e l’orgoglio per la bontà dei propri prodotti fanno parte dello spirito serio e affidabile dei Bresciani. Dalle lunghe epoche contadine sino alla rivoluzione industriale, della quale viviamo l’esaltante evoluzione, sempre i nostri conterranei hanno amato e rispettato, persino in senso morale e religioso, la nobiltà del fare, come dovere personale, familiare e sociale. Lo stesso impegno fu applicato nel premere l’aratro e nel falciare il grano, così come nel battere il maglio sul ferro e nel tornire le canne dei fucili. È lo stesso spirito con cui i tecnici bresciani costruirono le torri delle mura cittadine e i canali che irrigavano i campi, gli ingranaggi dei torcitoi per la seta e i motori a scoppio “degli automobili” che corsero alle gare del 1899. Le qualità di quella passione per il fare si sono interamente travasate nella formazione dell’ingegnere ottocentesco bresciano e, progressivamente, nella definizione dell’ingegnere novecentesco, costruttore di turbine e centrali idroelettriche, di camion e presse, di rivoltelle acquistate dai maggiori governi mondiali, di apparecchiature medicali che salvano la vita. I Bresciani vollero anche per sé un atelier di creazione dei giovani ingegneri, e pervicacemente operarono per ottenere l’insediamento di un’Università che sulla facoltà di ingegneria basò la sua motivazione fondamentale. Ma il lavoro continuò a proseguire in silenzio, pago della gratificazione intima che derivava dai risultati e da una condivisa stima sociale.