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Franco Robecchi

Brescia per gioco

Vicende ludiche e sportive dall’antichità al primo Novecento

30.00

Categorie: ,
Presentazione: Alessandro Sala
Introduzione: L'Autore
Formato: 207x260x14 mm - pp. 160 - illustrato colori - copertina con alette lunghe su cartoncino Modigliani
Edizione: 2004
ISBN: 88-8486-099-7
Product ID: 1982

Descrizione

Non è possibile trovare una netta linea di demarcazione che distingua il gioco dallo sport e dallo spettacolo; il gioci del calcio e il gioco del tennis sono, appunto giochi, ma sono anche sport e sono spettacolo.
Esistono, tuttavia, attività strettamente atletiche o, come l’automobilismo, che non si configurano come giochi, così come esistono giochi che non sono spettacolo, come il bridge o gli scacchi.
Il gioco è quasi sempre spettacolo, poiché l’assistere alla tenzone rientra nella più atavica curiosità, che è anche immedesimazione e tensione, nell’esaltazione della vittoria o nell’angoscia della sconfitta, metafore della vita, per parteggiare, competere per interposta persona, apprezzare l’abilità e creare miti e adulazioni per i campioni. Persino il gioco delle carte, nelle osterie, ha sempre avuto i suoi spettatori e diveniva, quindi, per costoro, uno spettacolo. Il gioco della morra, anch’esso tipico delle osterie, non richiede forse anche una notevole abilità fisica, come abilità manuale? Forse anch’esso è uno sport.
Nel gioco e nello sport si ripete infinite volte la prova della vita, con il suo terribile intricarsi di volontà e fatalità di ingenio e fortuna, di casualità e tenace abilità.
Quest’opera vuole scorrere i secoli per ritrovare affinità o novità fra i modi antichi e le forme moderne del gioco, senza scendere in descrizioni delle tecniche o in elencazioni di forme e personaggi.
La gran parte dei giochi non è esclusività di invenzioni bresciane, ma appartiene alla grande famiglia di giochi, infantili e per adulti, che hanno percorso le latitudini, le longitudini e i secoli dell’Europa. Più che coltivare l’orticello della presunta singolarità si è voluto dilatare lo sguardo per cogliere l’affinità al panorama generale della cultura bresciana del gioco e del suo trapasso nell’attività sportiva.