Benvenuto sul sito della Compagnia della Stampa
Free Call +39 030 7090600
AA.VV.
A cura di: Giuseppe Fusari e Angelo Loda

Aut pati aut mori

Il restauro delle lunette teresiane di San Pietro in Oliveto – Brescia

10.00

Categoria:
Prefazione: Alberta Marniga
Introduzione: Giuseppe Stolfi
Formato: 165x240x7 mm - pp. 96 - illustrato col. - copertina con alette lunghe plastificazione opaca
Edizione: 2015
ISBN: 978-88-8486-673-8
Product ID: 3051

Descrizione

L’occasione del restauro delle sei lunette della chiesa di San Pietro in Oliveto e la loro esposizione prima presso il Museo Diocesano e quindi nella stessa chiesa, sono particolarmente importanti per mettere più a fuoco la loro importanza nel panorama della cultura e dell’arte della fine del Seicento a Brescia. La scelta degli artisti coinvolti nell’impresa di riqualificazione in senso moderno dell’antica chiesa rinascimentale, caduta soprattutto su interpreti della pittura veneziana, ad eccezione del bresciano Francesco Paglia e del bolognese Domenico Carretti, lascia capire i gusti della committenza carmelitana che, alla fine del secolo, guardava già alle novità che presto sarebbero giunte dalla Laguna con i grandi, soprattutto Tiepolo e Pittoni, che ebbero diverse commissioni a Brescia e nel bresciano durante il XVIII secolo.
Le lunette, esposte nel 1981 alla storica mostra sulla pittura a Brescia al tempo del cardinale Querini, sono oggi meglio leggibili grazie al delicato restauro affidato a Gianmaria Casella, che festeggia così degnamente i sessant’anni di attività, e del quale viene data ampia relazione alla fine di questo catalogo. L’equilibrio dell’intero ciclo, messo in risalto dal sensibile lavoro di Casella, rende meglio comprensibile anche quel sentimento polifonico che le diverse personalità, chiamate a realizzare le sei tele, seppero mettere in atto per raccontare alcuni degli episodi della vita di santa Teresa d’Avila.
Il risultato, reso possibile dall’impegno dei Carmelitani di San Pietro in Oliveto e della Fondazione della Comunità Bresciana, premia le attese e riconsegna alla città un importante tassello della sua storia d’arte e di fede.