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Graziano Tarantini

Cercando la libertà

16.00

Categoria:
Collana: MODUS VIVENDI - 1
Prefazione: Massimo Tedeschi
Formato: 135x210x15 mm - pp. 224 - copertina con alette plastificazione opaca
Edizione: 2011
ISBN: 978-88-8486-457-4
Product ID: 2615

Descrizione

A ogni bambino sarà capitato almeno una volta di sentirsi dire: «Bisogna imparare a leggere e scrivere!». Per la mia generazione tale imperativo significava ancora l’importanza di dotarsi di due strumenti essenziali per poter trovare un lavoro migliore di quello dei genitori e soprattutto per difendersi dalle prepotenze e dalle ingiustizie che riserva la vita. Ebbene io non so se ho imparato a farlo bene, ma posso dire che mi è sempre piaciuto sia leggere che scrivere. Per me sono diventati nel tempo una passione vera e utile: i libri compagni di cammino e la parola scritta un modo per riflettere e segnare a me stesso i fatti della vita. Ho scritto tanto e di tutto. E qualcosa è finito sui giornali. In questo libro ho voluto raccogliere alcuni di questi interventi. Si tratta di un’intervista, di lettere, e soprattutto di articoli (con l’eccezione di tre scritti ripresi da uno dei miei moleskine), su svariati temi, ospitati da alcuni quotidiani negli ultimi otto anni. La raccolta ho voluto intitolarla “Cercando la libertà”. Dovendo cercare un filo conduttore, e non essendovene uno tematico, l’ho trovato nella ragione personale che mi ha spinto tante volte a intervenire pubblicamente. E così in modo spontaneo mi sono venute in mente due parole: giustizia e libertà. Di sicuro i due fattori che quando non ci sono mi fanno maggiormente soffrire. E la scelta è caduta sul secondo perché, secondo me, ricomprende anche il primo. Con gli anni mi sono accorto infatti che più della giustizia conta essere liberi dall’ingiustizia. Che quest’ultima è in qualche modo inevitabile e non esistono istituzioni e persone che possano risarcirti pienamente da essa. La stessa cosa vale per il potere, con l’avvertenza, come invitava a fare Francesco Cossiga, che bisogna essere liberi anche dalla «demagogia contro il potere». Insomma occorre maturare la coscienza di cui parlava il drammaturgo Vaclav Havel nel suo libro “Il potere dei senza potere”.
Ma, a un certo punto, ho scoperto che la libertà viene prima di ogni nostro buon proposito. Ti deve accadere qualcosa che te la fa sperimentare. Per farmi capire ricorro a un esempio che cito spesso: un ragazzo si sente infelice, lo disturba la ripetizione delle cose quotidiane, per di più lavora a una catena di montaggio. Ogni lunedì iniziare la settimana è un vero calvario. Un bel giorno però la ragazza di cui è stato sempre innamorato gli dice di sì, gli corrisponde l’amore, e questo accade di domenica. Ebbene il giorno successivo la settimana ricomincia come sempre, nulla è cambiato, ma lui è felice, tutto ciò che prima vedeva in chiave negativa assume ora una nota positiva. Non è un sogno, è realtà. Così nella vita occorre cercare ciò che può rendere permanente tale prospettiva. Ciò che ti può soddisfare a tal punto da porti al riparo da ogni ricatto, siano essi i soldi, il potere e quant’altro ancora. Io potrei cavarmela dicendo che questo l’ho trovato nell’esperienza della fede. Ed è vero. Ma l’uomo deve fare quotidianamente i conti con la sua fragilità di fronte alle false promesse di felicità. Comunque sia, a ognuno non resta che mendicare che un bene supremo, quello che Dostoevskij chiamava bellezza, si palesi nella sua vita e diventi a lui familiare come fattore di libertà. Credo che questa sia un’esigenza di ogni persona leale con la propria umanità.
(L’autore)