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Luigi Mor

Luigi Mor – L’uomo non sa

Categoria:
Testi: di Maurizio Bernardelli Curuz, Tonino Zana, Gian Mario Andrico e Floriana Maffeis
Formato: 21x25 - pp. 40 illustrato colori
Edizione: 2001
Product ID: 1788

Abstract

La luce. Quella lanciata da Luigi Mor sui suoi dipinti è spesso bianca e arsa, una libecciata di protoni, un’esplosione di energia che tende alla solarizzazione. E dentro questo abbacinamento la stessa pittura di matrice figurativa – che costituisce il nucleo da cui parte l’artista – sguscia dalle maglie strette del realismo per diventare un’icona che si pone interrogativamente rispetto al fruitore. Cos’è mai, allora, quell’aria che arde fino a dissolvere i contorni del sembiante? Cos’è quella tempesta luminosa, quel lampo, quel fulgore che lacera la pupilla? La luce dei pittori metafisici era ferma e obliqua, persistente, immortale. Stagnava, ritagliava, alludeva a una presenza superiore. Qella di Mor è globulare e inquieta. Egli la cava direttamente dai pittori del sublime romantico – nel sublime si scatenava l’osservazione abbacinata di una forza arcana, la forza di una natura di matrice divina – quindi la attualizza, sospingendola nel cuore della modernità e della città. Il fenomeno luminoso, nei dipinti di Luigi Mor, sottolinea pertanto l’eccezzionalità del momento, di un momento straniante che spiazza chi guarda questi dipinti. Certo, si dirà: Notre Dame è perfettamente riconoscibile, ma è come arsa, calcinata, spettrale e i turisti e i suonatori che si muovono sul sagrato non è gente da gita domenicale o da grand tour. Sono piuttosto “presenze”. I volti interrogano.