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A cura di: Roberto Consolandi

MARTINO TUROTTI – Antologica

vaghe nuvole in luce

35.00

Categoria:
Collana: catalogo d'arte
Formato: 240x280x18 mm - pp.208 - illustrato colori - copertina rigida cartonata + sovracoperta plastificazione opaca
Edizione: 2012
ISBN: 978-88-8486-539-7
Product ID: 2776

Descrizione

La mostra dal titolo “Martino Turotti. Antologica. Vaghe nuvole in luce” è un’intesa concettuale e spazio-temporale. Questa manifesta il porsi in modo esclusivo tra passato e presente e fra arti sorelle effigiandone, in tal modo, l’identità per un’immagine rinnovabile.
Ogni mostra è come un racconto che si scrive, e l’idea, la concezione della fabula sull’intreccio è stata quella di abbinare ai dipinti di Turotti, dinamica del soggetto, un’opera antica ed una contemporanea concettuale, appartenenti alla medesima matrice territoriale. Data la continuità storica, a questo punto due erano gli artisti in gioco: da una parte Alessandro Bonvicino detto il Moretto (Brescia 1498-1554), La Madonna in trono col Bambino e i santi Domenico, Giuseppe, Vincenzo Ferrer, Lucia e un committente, 1525-1530, attualmente ubicata presso la Chiesa di S. Domenico, del Presidio Ospedaliero di Orzinuovi; dall’altra un’opera dal titolo L’Anima, 1992, di Piero Almeoni fra gli artisti più avveduti e ingegnosi nel panorama delle arti visive contemporanee.
A questo punto anche la poesia entrava in campo con una cernita della magistrale raccolta “Campestri” di Giuseppe Zucchi. La continutà delle forme che accomunava il pittore e il poeta era data dall’immagine delle nuvole riflesse in gran parte delle loro opere. Come anime gemelle, metafore della grazia e dell’innocenza, nella loro trasparenza e mutevolezza, impalpabili e volatili, passeggere, portavano un cambiamento, metonimico, nel pensatoio della rappresentazione. La trasformazione e l’imprevedibilità delle vaghe nuvole in luce, esperite non solo in cielo dal sole adombrato o dalla pallida luna, restituivano la loro perenne metamorfosi, e in essa significati e aspetti figurativi inediti. All’interno di aree di concidenza tra un’opera di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, i dipinti di Martino Turotti e un’opera di Almeoni, poteva starci la valida essenzialità della germinazione poetica e creativa, il passaggio epocale che dall’apparenza transita alla concezione: dalla pittura di cavalletto all’idea.