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Floriana Maffeis - Gian Mario Andrico

L’Aquila d’Argilla – I Martinengo e il castello di Padernello

vol. 4°

35.00

Categorie: , ,
Collana: Monumenta Brixiensia - 20 -
Contributi: Sandro Guerrini
Formato: 213x350x27 mm - pp. 352 - illustrato colori - copertina rigida cartonata plastificazione lucida
Edizione: 2011
ISBN: 978-88-8486-475-8
Product ID: 2670

Descrizione

Difesa e protezione: la prima messa in atto un po’ per forza, se si vuole preservare almeno il ricordo di cos’era questa terra; il resto per vero amore nei confronti del territorio delle Basse,
perché è in chi ama che sgorga spontanea l’idea di proteggere l’oggetto del proprio amore.
Questa terra è stata snaturata, distrutto il paesaggio, divelte le tradizioni, rinnegate le sue bellezze mai veramente riconosciute, ora in gran parte cancellate.
Ma Padernello è lì, posto a difesa, è diventato simbolo e baluardo, qui non si fanno sconti, si viene a Canossa.
Nel maniero ritornato alla vita si organizzano convegni, incontri filosofici, mostre articolate sui Sentieri del Vento, per dire e ribadire che questa è diventata la Terra dei folli; si invita il mondo della scuola, si convocano i giovani perché gli adulti sono per loro natura preda delle loro stesse sconsiderate azioni, cioè quelle idee “rozze” di sviluppo: che sono il progetto a senso unico di “crescita”; la smodata rincorsa al business che, costi quel che costi, ha coinvolto ogni cosa, soprattutto l’ambiente, persino l’arte.
Al castello di Padernello si va contro corrente, ci si sforza di mantenere un contatto stretto con l’habitat, si cerca l’abbraccio col “mondo Natura” che qui, intorno al magico maniero, esiste ancora, è ancora potente e domina sulla stupidità di questo tempo allo sbando, vince la cecità diffusa che da molti, da troppi, viene messa in campo.
È così difficile oggi andare contro corrente? A Padernello dicono che è facile: basta fare esattamente il contrario di quello che fa il mondo, basta ostacolare il “solito” osannato da molti.
Nel credo di troppi è radicato il luogo comune che il costo da pagare allo sviluppo degli insediamenti umani sia il sacrificio del rapporto uomo-storia-natura. Il risultato di questa convinzione è che si sono incanalate energie e investimenti verso la realizzazione di nuovi contenitori e di “non luoghi” che hanno sperperato molte delle risorse non rinnovabili del nostro territorio.
Nella Bassa bresciana, più che altrove, sotto l’incalzante spinta di questa cultura dell’espansione, abbiamo assistito impotenti, come avvolti dentro al limbo dei sensi e della ragione, ad una velocissima e smisurata crescita degli insediamenti di ogni ordine e grado: una pseudo-cultura, questa, che ha compromesso la qualità della vita; una non-cultura che ha distrutto in maniera irreversibile molte risorse; un modo di agire che è riuscito a dimenticare le situazioni preesistenti: realtà che sono state abbandonate o sostituite in ragione di interessi materiali o speculativi. È fuori dubbio che per recuperare, almeno in parte, quella saggezza dimenticata, quelle armonie perdute, bisogna operare in maniera alternativa al “così fan tutti”: è indispensabile una nuova “cultura del progetto”. È in quest’ottica che si pone e tenta di agire la “Fondazione Nymphe-Castello di Padernello”, dopo aver deciso l’acquisto e dato l’avvio ai restauri del maniero.
Perché gli uomini della “Fondazione…” hanno inteso operare in questo modo “controtendenza”? Perché credono che i “Castelli devono fare i castelli” (e non devono necessariamente trasformarsi, tutti, in ruderi o in ristoranti), che le chiese, le torri, i siti archeologici e i paesi che non sono ancora stati distrutti, devono diventare “poli di riferimento esistenziale” per le società future, affinché il cittadino della Bassa che vive dove sorge un edificio storico sia liberato da una serie di attività vincolate agli spostamenti fisici, e abbia la possibilità di gestire
in maniera per nulla superficiale il tempo del proprio lavoro e del riposo.
Come si consegue tale obiettivo? La Fondazione crede che la via da seguire sia quella della “conoscenza”…

INDICE

Floriana Maffeis
Il territorio
L’epigrafe romana di Padernello
Pievi e monasteri
Castelli e borghi fortificati
I “de Martinengo”
Il monastero di San Vigilio
La formazione del patrimonio
Il feudo di Padernello
La dominazione veneta: Leonardo e Antonio Martinengo di Padernello e la battaglia di Maclodio
Il castello tra Medioevo e Rinascimento
Magnifici signori: alleanze matrimoniali e stili di vita
Capitani di milizie: le armature Martinengo
Tra conti e principi: da Padernello a Castiglione
I rivolgimenti del Settecento
Girolamo Silvio e l’arte
L’Ottocento: il conte letterato

Gian Mario Andrico
Padernello: un esempio che potrebbe salvare quel poco che rimane delle Basse
Gli ambienti naturali del castello
Un parco per Padernello
I Martinengo di Padernello: i privilegi, gli onori, gli acquisti, le vendite, il quotidiano
Una potente famiglia: i protagonisti
Il castello restituisce “documenti” della cultura materiale
I Martinenghi: banditi, liti e delitti
Ricucire la storia

Sandro Guerrini
Il Castello di Padernello e l’architettura militare bresciana del Rinascimento
I recenti restauri
Documenti