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Annie-Paule Quinsac

Divisionismo Italiano

Sguardi e prospettive. 1880-1920

Volume 1

Volume 2

150.00

Categoria:
Premessa: L'Autrice
Contributi: Coordinamento e cura editoriale: Roberto Consolandi
Formato: Vol.1: 247x287x27 mm - pp. 320 - illustrato: 121 figure b/n - copertina cartonata - plastificazione opaca. + Vol.2: 247x287x27 mm - pp. 320 - illustrato: 198 tavole e 103 figure a colori inserite nel testo - copertina cartonata - plastificazione opaca. I 2 volumi sono inseriti in un cofanetto cartonato rigido plastificato opaco
Edizione: Dicembre 2021
ISBN: 978-88-8486-868-8
Product ID: 5314

Descrizione

“Divisionismo italiano. Sguardi e prospettive. 1880-1920”, testo fondamentale sul divisionismo, la storiografia e le varie chiavi di letture del movimento muove dalla traduzione aggiornata della dissertazione di dottorato “La peinture divisionniste italienne. Origines et premiers développements 1880-1895” discussa alla Sorbonne da Annie-Paule Quinsac nel luglio 1968 e pubblicata a Parigi nel 1972 [Editions Klincksieck con il contributo del Centre National de la Recherche Scientifique]. La traduzione – che occupa parte del primo volume – ripropone il testo originale del ’68, inserendo brani e citazioni che per “renderne più fruibile la lettura ad un pubblico francese” erano state tolte dall’edizione a stampa. Per aggiornamenti di quel libro che ha segnato generazioni di studiosi, s’intendono – oltre all’allargamento temporale – le note a margine del testo tradotto. Oltre alla traduzione – premessa originale, otto capitoli, bibliografia critica e appendice –, il volume contiene il saggio introduttivo al libro odierno Cinquant’anni dopo, che racconta la genesi della tesi e gli studi che l’hanno seguito evocando un mezzo secolo di storiografia attraverso la quale si sono delineate le figure dei protagonisti della prima stagione; una bibliografia dal 1969 ad oggi affiancata da una bibliografia dei lavori di restauratori, e scienziati – analisi chimiche e radiografiche non invasive –, che negli ultimi trent’anni hanno costituito l’apporto più pregnante alla pittura divisionista permettendo di “entrare” nel dipinto “oltre il visibile” e ripensarlo come manufatto vivo.
Gli artisti sono rimasti quelli della prima stagione divisionista, che in vent’anni raggruppa i nati tra il 1851 (Vittore Grubicy de Dragon) e il 1871 (Carlo Fornara). Ovvero, in ordine anagrafico: Vittore Grubicy de Dragon, Gaetano Previati, Angelo Morbelli, Giovanni Segantini, Emilio Longoni, Attilio Pusterla, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Carlo Fornara. Di quest’ultimo l’autrice – che negli ultimi trent’anni, attraverso mostre e studi, combatte la riduttiva interpretazione secondo la quale egli sarebbe soltanto un emulo di Segantini – sottolinea il suo ruolo in seno al primo divisionismo, rivelatosi attraverso ritrovamenti di opere e accesso all’archivio. Tranne Nomellini e Fornara, tutti, in modo diretto o indiretto, legati all’ambito dell’Accademia di Brera e a Milano, hanno dato forma al movimento divisionista nella tecnica e l’estetica, movimento che sin dal ’68, l’autrice aveva definito autonomo in riguardo al Neoimpressionismo di Seurat.
Il filo rosso di quell’opera complessa sono i rapporti – spesso fraintesi – con l’arte d’oltralpe, negli anni ’90 conosciuta soprattutto attraverso i Salon, rapporti che sottendono l’annosa questione delle avanguardie alle quali all’inizio del nuovo secolo si sono confrontati divisionisti e protofuturisti.
Tre capitoli nel secondo volume si aggiungono agli otto originari. Il IX è dedicato al realismo sociale, ai rapporti con la pittura d’oltralpe e ai rari esempi divisionisti che riflettono un’ideologia visiva, tutti realizzati prima dei processi agli anarchici svoltisi simultaneamente in Italia e a Parigi nel 1894. I capitoli X e XI presentano gli aspetti del futurismo più legati al simbolismo.

In un approccio trasversale, l’autrice, partendo dall’analisi stilistica delle opere, scandaglia il contesto storico, politico, ideologico e letterario che sottende il divisionismo italiano dall’apparizione, nel 1886, della prima opera divisionista autoctona, “Avemaria a trasbordo” di Segantini, attraverso il simbolismo degli anni ’90 fino alla rivoluzione futurista, sua figlia ribelle, mettendo a fuoco le mutabili interpretazioni che in quel mezzo secolo gli studiosi, la critica, e lei stessa, hanno elaborato, ovvero gli “sguardi” del titolo.

I testi sono sorretti da un’estensiva documentazione visiva. Il primo volume, in b/n, vorrebbe ricreare il clima editoriale degli anni 1970; contiene le cinquantasette illustrazioni originali, fotografate tra il ’65 e il ’68 e altre, le foto d’archivio che costituiscono un “album” dei nove protagonisti che lo conclude. Nel secondo volume, invece, le immagini sono tutte a colori: centotré le figure inserite nel testo – più spesso di opere a confronto – e centonovantotto tavole a piena pagina intese quali “antologia visiva” degli esiti più significativi del divisionismo italiano; in alcuni casi è possibile un confronto con le illustrazioni del primo volume che permette di percepire il degrado del tempo sulle opere non restaurate.
Un regesto delle opere, che con le notazioni di pagine e numeri funge da indice, riporta per ogni opera la prima apparizione in mostre pubbliche (in alcuni casi seguita da riferimenti a esposizioni estere se avvenute negli stessi anni). Quando appartengono a enti pubblici è indicata la data d’inserimento nelle collezioni: l’assieme riannoda un’evoluzione del gusto e permette di seguire la rivalutazione di certi artisti, elemento fondamentale nel caso di un movimento, storicizzato tardi, che soffre della mancata rappresentazione pubblica.
Un indice dei nomi per ogni volume rende il libro facilmente consultabile.