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A cura di: Mario A. Lazzari

Feste, giochi e giocolieri nella pittura dal XVI al XX secolo

16.00

Categoria:
Collana: Catalogo della mostra
Testi: Mario A. Lazzari, Raffaella Colace, Giorgio Ferrari
Prefazione: Andrea Ratti
Premessa: Mario A. Lazzari
Formato: 165x240x8 mm - pp.96 - illustrato col. - copertina con alette lunghe plastificata opaca
Edizione: 2017
ISBN: 978-88-8486-738-4
Product ID: 3199

Abstract

Questa mostra intorno al gioco, pensata, curata è un altro tassello dell’importante mosaico artistico di Orzinuovi riguardo alla questione culturale. Il gioco è rappresentato nel corso di mezzo millennio con una trentina di dipinti provenienti da alcuni musei ragguardevoli di Brescia, Cremona e altre città italiane e da alcune stimabili collezioni private. Il gioco, la cultura, l’arte vengono proiettati in una funzione di crescita e di utilità sociale, morale ed economica. Questo tipo di cultura è insieme vitalità comunitaria ed economia di lungo respiro.

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Con la mostra “Feste, giochi e giocolieri nella pittura dal XVI al XX secolo e la collaterale Gioconda – I giochi della nostra memoria” (a cura di Angelo Zucchi) non si vuole trasformare la Rocca di Orzinuovi in un luogo della memoria, dove immergersi nel passato rimpiangendo i concetti di festa, spettacolo, gioco e giocattolo come erano prima dell’avvento delle nuove tecnologie. Probabilmente qualcuno lo farà, forse gran parte di quelli della generazione analogica, sicuramente le persone per le quali il tempo dei ricordi si è inesorabilmente allungato. In realtà, la motivazione che ha spinto a mutare un luogo di difesa, un castello, in un contenitore di divertimento,quindi di condivisione, è la necessità di creare un ponte tra ciò che era e ciò che è il gioco, in tutte le sue accezioni positive.
Non è vero che con l’avvento del digitale e dei nuovi mezzi di comunicazione è scomparso il gioco, inteso come interazione tra individui; o la rappresentazione circense e teatrale sono state mutilate dalla televisione e dal computer; o peggio ancora sono scomparse le feste. Semplicemente sono cambiati canoni e criteri, come è sempre stato: il progresso sta semplicemente trasformando il modo di giocare, come internet quello di comunicare. Ma scavando in profondità, e osservando lo scenario che si è aperto in questi ultimi decenni, le persone continuano comunque ad interagire e condividere informazioni e sentimenti, perché il gioco è questo. Il problema non sta nella presunta perdita di valori, ma spesso nell’incapacità delle generazioni passate di aggiornarsi: ed obiettivamente la velocità con cui stanno (forse solo apparentemente) cambiando le cose, tende a disorientare chi non è nato nella generazione dei bit ma in quella dei beat, o prima ancora. Però non è vero che le persone non giocano tra di loro, non sono più in grado di comunicare: lo fanno in modo differente, ma non significa che questo sia meno valido di quello di un tempo. Non è vero che non si ritrovino per assistere a spettacoli ed emozionarsi insieme: son differenti i luoghi, i numeri, le luci, i suoni.
Quel filo che collega, comunica e diffonde, non è cambiato nella sostanza: e ci suggerisce che l’importante non è come ci esprimiamo, ma cosa esprimiamo. E se osserveremo i quadri ed i giocattoli con animo privo di pregiudizi – anche se con un sorriso condiscendente da parte dei più giovani, e con un piccolo groppo in gola gli altri – ci accorgeremo che in fondo in fondo, il mondo è sempre uguale.