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A cura di: Mauro Corradini e Fausto Lorenzi

Leonardo Martinazzi – mostra antologica

18.00

Categoria:
Collana: Catalogo Mostra
Prefazione: Sandro Mazzatorta - Fausto Consoli
Introduzione: Ione Belotti
Premessa: Testimonianza: Anna Santangelo Angelini
Formato: 231x270x8 mm - pp 96 - illustrato colori - copertina con alette lunghe plastificazione opaca
Edizione: 2008
ISBN: 978-88-8486-307-2
Product ID: 2338

Descrizione

L’importante mostra antologica, che presenta le tre fasi in cui si può suddividere il percorso artistico di Leonardo Martinazzi (Chiari 1939), si situa nel solco di quelle rassegne che il Comune di Chiari e la Fondazione Morcelli-Repossi privilegiano per dare “parola” e visibilità agli artisti bresciani: pittori e scultori. Martinazzi, disegnatore e progettista, dipinge ormai quasi da mezzo secolo.
Dell’opera di Leonardo Martinazzi è stato scritto che per essa sembra non valere la dicotomia figurativo/astratto generalmente in uso nella critica.
Questa considerazione importante mi è di aiuto nel momento in cui provo a mettere sulla carta quanto su questa opera che da tempo mi è familiare penso e sento.
Come potrebbe definirsi “astratta” o “informale”, mi chiedo, la materia in divenire la cui presenza, bloccata dalla lente di un sapiente microscopio (l’occhio dell’artista e di concerto lo sguardo da lui reso ugualmente sapiente di chi contempla l’opera) lascia indovinare un passato di figure o forme compiute e presentire quasi un futuro di possibili figure o forme in cui quella materia trasfigurerà?
Nel silenzio di quei grigi o di quegli azzurrini, di quelle tonalità smorzate quasi al riparo dalla luce, movimenti impercettibili avvengono, la sabbia scivola su piani inclinati, delle gocce scavano sopra i sassi. Ma questi spostamenti minimi e continui sono dell’ordine di quelli che sgretolano o spostano le montagne. Non a caso nei quadri di maggiore dimensione sono presenti masse dislocate: blocchi come di ghiaccio o di marmo o pieghe di materiali indefiniti avvicinano i propri profili, si sovrappongono, s’incrociano ma tutto si ritrova poi composto su di una superficie, come in un puzzle non terminato i cui pezzi preludono, nel loro apparente disordine, a una forma d’insieme.
Ho alluso prima a una quasi assenza della luce ma ripensando in particolare a una serie di opere di piccolo formato composte nel 2003, opere che mi sono particolarmente care perché mi rimandano, nella trasfigurazione del linguaggio pittorico, le emozioni di miei personali momenti poetici, mi rendo conto che la luce è presente ovunque nel vibrare delle superfici, in quel loro esporsi al passaggio di correnti o fasci di segni. Come per una rivelazione improvvisa mi sorprendo a pensare alle teorie che hanno sconvolto la fisica del Novecento, al mondo delle particelle subatomiche, al dilemma di Heisenberg nel suo interrogarsi sulla natura della luce, onda o corpuscolo. Mi sembra allora di ritrovare nell’amico Martinazzi, espressi con la forza commossa del segno poetico, anche cifre ed emblemi mutuati dal dominio della scienza.
È come se in questo nostro mondo lacerato l’artista, per non naufragare, dovesse tenersi saldo ai due appigli della poesia visionaria e della distaccata esattezza dell’indagine di laboratorio, verso una lontana ma desiderata ricomposizione di due modi complementari ed essenziali ambedue di conoscere la realtà.
È nella tensione tra questi due poli che risiede oggi il valore anche etico di un artista. L’opera di Leonardo Martinazzi mi sembra già una felice conferma di questa mia ipotesi.
(Anna Santangelo Angelini)