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Carla Boroni

Intus non extra -Storie di Brescia

10.50

Categoria:
Prefazione: introduzione di Maurizio Matteotti
Contributi: premessa di Giorgio Piglia
Formato: 16x24 - pp. 208
Edizione: 1999
Product ID: 1742

Abstract

Quando Carla Boroni mi ha fatto avere i testi scelti per questa raccolta di “Forse che sì, forse che no”, la sua rubrica su “BresciaSet”, li ho scorsi rapidamente e rivedendo i titoli, nella memoria è stato facile ricollegarli al momento in cui erano stati scritti: poi sono andato a rileggerne qualcuno e vi ho trovato, tutta intatta, la freschezza dell’attualità. Molte raccolte di articoli che si pubblicano non hanno un simile vantaggio per il lettore. Così questo libro si legge dall’inizio seguendo la successione proposta dall’Autrice, ma si può procedere anche a salti, e poi tornare indietro e andare di nuovo avanti: come un breviario, l’attualità della riflessione non mette vincoli alla lettura. In uno strano quanto rivelatore schema ricorrente, quasi tutti gli articoli della Boroni cominciano con un’introduzione “didattica” di valenza generale (per arrivare solo più avanti allo spunto specifico, alla scintilla che li ha originati). Quelle che prese singolarmente potrebbero sembrare schegge sparse sono, allora, solo parti di grappoli tematici. E la suddivisione in sezioni di “Intus non extra” aiuta ad enuclearli. Una suddivisione che – proprio per il forte ancoraggio personale già evidenziato – rispecchia in buona misura i ruoli di questa iscritta ad un particolare Ppi (Politica, Pubblicistica, Insegnamento). C’è la figlia di Brescia, città di cui vede gli estremi (“scontrosa e bellissima”); c’è l’amministratrice pubblica, che ha di conseguenza preso partito (ma senza distribuire ai suoi compagni di schieramento solo… ramoscelli d’ulivo); c’è la donna, in cerca di guai (come cantava Zucchero); c’è la docente, che guarda ai suoi allievi “con un mix di affetto, amore, curiosità ed irritazione”; c’è l’operatrice culturale, non rassegnata ad un clima in cui “viene data maggiore fedeltà protocollare alla legittimazione piuttosto che al rischio, alla novità e – perché no – alla sfida”; c’è la… moglie d’arte, che può dunque vedere – anche attraverso gli occhi del marito – elementi di stortura in un altro dei campi in cui prevalgono conservazione, chiusura, “baronismi”…