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Maria Filippini
Vésse e Giödésse (Vizi e Virtù) Filastrocche bresciane
Venti filastrocche bresciane
illustraz. Marianna Lazzari
prefazione di Pietro Arrigoni
introduzione di Maria Teresa Scalvini
La favola, divertente ed educativa, è un genere letterario che piace a grandi e piccini; i primi riassaporano l’infanzia e i secondi introiettano i primi semi dell’etica e vanno lette o raccontate dagli uni agli altri. Esopo, Fedro, La Fontaine e Trilussa scrissero favole antiche, moderne ed eterne; le mie, più semplicemente, sono favole di oggi, dove gli animali si comportano come gli uomini della società tecnologica e del benessere. Il soggetto di ogni favola è tratto da un vecchio proverbio contadino per saggiarne l’attualità e si scopre, così, che alcuni cattivi comportamenti, stigmatizzati nel passato, hanno assunto una valenza positiva nella società contemporanea, trasformandosi da vizi in pseudo-valori, falsi miti, ideali nevrotici e alienanti, se non addirittura in feticci. Ho preso in considerazione proverbi riguardanti l’avarizia, l’ambizione, la litigiosità, l’adulazione, l’esteriorità… Quest’ultima, per esempio, era considerata ingannevole dalla civiltà contadina e i vecchi proverbi ci mettono in guardia da essa. “Del’òm se vèt èl capèl, ma mia ’l servèl” “Caàl bèl èl tira mia ’l biròcc”. Oggi l’esteriorità è un passe-partout che apre le porte del successo, della ricchezza e del potere e ad essa si sacrificano tempo, fatica e denaro sottraendoli alla cura dell’interiorità. Un aspetto gradevole, una disinvolta parlantina e una buona dose di faccia tosta danno accesso alla televisione e, una volta diventati famosi, si può fare di tutto senza nessuna specifica preparazione: ballare, cantare suonare, recitare, pubblicare libri, girare film e … sedere in Parlamento! La leva leggera, ma profonda della favola potrebbe smuovere alcune discutibili certezze del nostro vivere. L'autrice L’esploratrice della parola Che cosa può meglio descrivere un popolo, una società, una civiltà dei suoi riti e tradizioni come le filastrocche, soprattutto se queste permangono quasi inalterate nonostante il passare del tempo, delle mode, delle abitudini di vita? E per questo il libro “Vésse e Giodésse” scritto da Maria Filippini, col fascino che ha ogni opera di argomento legato al passato, offre al lettore innumerevoli motivi di interesse. L’origine della fiaba o filastrocca, fortemente radicate nella nostra terra, viene descritta in modo puntale e preciso e si evidenzia nella sua bellezza. La poetessa utilizza i metodi tradizionali di narrazione con personaggi resi universalmente validi nel tempo e nello spazio (perché sono animali) e attualizza i temi citando episodi della nostra contemporaneità (avvocati, concorsi canori, internet…) creando con le sue parole un legame indissolubile fra passato, presente e futuro. L’arte della parola è una attività vitale al servizio della comunità, garantisce la coesione del gruppo sociale e la magnifica. Per questo la cultura bresciana ha affidato questo sapere ai maestri della parola scritta e lo ha divulgato attraverso lo strumento della tradizione orale degli attori–viaggiatori, musicisti, cantastorie, imbonitori di piazza, venditori di piatti. Mi piace pensare alle filastrocche e fiabe scritte da Maria Filippini, come un importante raccolta per viaggiatori del passato e del presente o etnologi i quali dedicano molto spazio alla parola: una sorta di bagaglio, che contiene la descrizione delle abitudini, le condizioni, le funzioni e le relazioni di società, che saranno un prezioso vademecum per le future generazioni. Le filastrocche, attraverso la parola dialettale, trovano una forza che vi prende e alla quale voi partecipate. Partecipare alle parole, significa partecipare al gioco delle forze vitali che è l’espressione del mondo, un istante furtivo, nell’avvicinamento di un ritmo… di qui le filastrocche riconciliano il reale e il surreale: per la meditazione e la riflessione. La parola impegna sensibilità e irrazionalità. “L’ esploratrice della parola” Maria Filippini mantiene viva e trasmette (anche aggiornandola ad oggi) una tradizione con la padronanza linguistica del dialetto, l’abilità musicale di trovare un ritmo nelle rime e la cura nel dipingere luoghi e situazioni permeati da un’accattivante ironia. La raccolta “Vésse e Giodésse” traccia una partitura musicale, combina armonicamente questi elementi in modo tale che il significato ritmato dei suoi messaggi possa restituire alla comunità un ordine e un’armonia. (PIETRO ARRIGONI)
  • Genere: Tradizioni e dialetti bresciani
  • Collana: Nel cassetto della memoria nr. 6
  • Formato: 145x210x12 mm - pp. 176 - illustrato - copertina su Modigliani con alette
  • Edizione: 2007
  • ISBN: 978-88-8486-255-6
  • Prezzo: 13,00 €
Disponibile

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