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Adolfo Rizzi
In segreto Amore vegliamo
Poesie
Prefazione di Maria Alloisio
“Dove voli o dolce fata che gli occhi miei rapisci? Donami ancora uno sguardo mia incantevole Venere ed il tuo volere sarà il mio…” (dalla poesia “Tu”)

Adolfo: il segreto dell’amore, la straordinaria capacità di un uomo, di un poeta di allargare il suo respiro verso l’anima femminile, l’ineluttabile percezione calda delle stagioni della vita che lentamente gli scorrono come libellule nel vento del suo sguardo, la leggerezza della sua attenzione verso le sfumature della vita, il tortuoso cammino verso l’amore. Non fingo di non conoscere questo poeta, anzi al contrario lo grido a voce alta, per la straordinaria amicizia che ci lega da circa dieci anni, ma non per questo, mi sia consentito dire, i profili che userò per rappresentare la bellezza dei suoi versi, non saranno di parte. Ho assistito al “parto” della sua poesia con grande dolore ma anche con tanta felicità, come lo sono i suoi versi; d’altronde per sentire la vita, “prati fioriti”, nelle sue poesie Adolfo ci porta e ci fa attraversare e annusare “funebri venti notturni”. La natura che usa, quale metafora delle sue incantevoli immagini d’amore verso le sue donne e verso sua madre sfiora la decadenza di fine Ottocento al quale è molto legato come spirito veggente. Attraverso la natura riesce a portarci in mezzo a scenari freddi del nord “spietatamente gelida” oppure al contrario fra caldi profumi del sud “e mentre i pensieri – essicano come lucertole – sotto un sole immaginario”; il tutto addentrandosi nel pessimismo catastrofico, ma reale, di poeta maledetto, tra amori non ripagati e ingabbiati nel “groviglio di vene pulsanti”, ma alla fine la filosofia poetica di Adolfo è l’affascinante, anche fiabesco, desiderio di voler abbandonare il maledetto e trasformarlo in benedetto, in rinascita tra “trionfo di bellezza e candore” attraverso un linguaggio puro, pulsante, marcato, travolgente che arriva dritto al cuore ma con una tale leggerezza e profondità che soltanto lui riesce. Adolfo vuole rappresentarci, ogni volta che leggiamo le sue poesie, la sua pianura, la pianura della Bassa bresciana, i suoi passi che sono impregnati ogni giorno, dal primo vagito fino ad ora, da melodie notturne, da gridi d’amore, da cadenze dei suoi distacchi, attraverso fotografie reali di “mucche nella stalla”, di “aria impregnata di foschia”, di “campi spossati”, di “spavalde poiane”, di “luci nelle finestre dei cascinali”, di “palla di fieno”, ritratti veritieri al suo sguardo. Ma alla fine, nella poesia di Adolfo predomina quel desiderio di gentilezza e di cordialità nei confronti della donna, cornice di ogni passione, che privilegia in ogni suo verso, quale finestra d’animo al suo ardore d’amare, quale stella polare al suo viaggio che ogni mattino intraprende; nonostante questa figura femminile sia anche pena e freddo al suo dentro “che neppure la lana può scacciare”, lui, Adolfo, riesce sempre e comunque a descriverne la bellezza “Tra le fronde di un ciliegio, si è posato il tuo sorriso”; drammatici ma armoniosi versi dedicati senza sosta alle sue femmine che nonostante lo portino sull’orlo dell’angoscia più profonda e decadente, lui non smette mai di amarle e di venerarle quali vetuste create da Dio. E poi quel grande ardore “fulcro di vita” palpitante verso sua madre, che purtroppo ha perso qualche anno fa, figura celestiale che tanto ha amato e che ancora ama, ove la carezza quando si legge la poesia “Madre” sembra sfiori la guancia di noi lettori e ci porti verso la consapevolezza del distacco da quell’amore incontaminato. Sia ringraziato il cielo che possano esistere questi poeti perché la loro bellezza è anche la nostra, perché i riflessi del loro dolore sono ponti per superare i nostri dolori, perché la gioia nel saper descrivere la grazia delle piccole cose possa essere esempio per noi a riscoprirle e rispettarle. E per finire ringrazio Adolfo perché da donna mi sento dignitosamente rappresentata, quale facente parte di quel nucleo femminile che lui tanto ama esaltandone la bellezza, fino a farla respirare e palpitare dentro al ventre di ognuno di noi: “...Così la bocca tua non è solamente nuda carne, ma il centro dell’universo ed il tuo respiro il moto dei giorni.” (dalla poesia “Fuoco Verace”) Grazie Adolfo. Maria Alloisio
  • Genere: Poesia, miti e racconti
  • Collana:
  • Formato: 120x190x7 mm - pp 96 - copertina con alette su Modigliani
  • Edizione: 2013
  • ISBN: 978-88-8486-568-7
  • Prezzo: 8.00 €
Disponibile

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